giovedì 29 settembre 2011

No comment

.......

Out of stock

Il primo mese a Nairobi siamo campati di yogurt al mango. Ce ne sono di diverse marche, ma quello che prendevamo noi, Bio, non so se davvero o per finta, era buonissimo e non riuscivamo più a farne a meno, neanche io con la mia intolleranza.

Poi di colpo non si trovava più sugli scaffali del supermercato. 

Passa un giorno, due giorni, una settimana e dei bei barattoli bianchi con la scritta Mango nemmeno l’ombra. Allora mi avvicino furtiva ad uno degli addetti agli scaffali del supermercato e chiedo notizie dello yogurt al mango.

Apro una parentesi sugli addetti agli scaffali nei supermercati qui a Nairobi perché merita. 

Il quaranta per cento se non la metà delle persone presenti nel supermercato sono addetti agli scaffali. Generalmente se ne trovano appostati alla fine e all’inizio di ogni corridoio, in piedi, attenti che tutto quello che sta sullo scaffale di loro competenza sia perfettamente in ordine e allineato al millimetro, oppure accovacciati a sistemare i prodotti negli scaffali bassi o appesi a scaleini traballanti intenti a riempire quelli alti.

Passando veloci tra i corridoi, non si nota neanche un buchino sugli scaffali; tutte le scatolette sono perfettamente allineate l’una accanto all’altra, le bottiglie di shampoo non lasciano passare tra loro nemmeno un foglio di carta velina e gli scaffali sono tutti stracolmi all’inverosimile.

Passando veloci, questo.

Passando lenti in cerca di un prodotto preciso, come lo yogurt per dire, si scopre subito il trucco; gli scaffali sono sì stracolmi, ma dello stesso prodotto. Scatole e scatole di cornflakes o bottiglie di olio di semi, la monotonia regna sovrana sugli scaffali stracolmi.

La teoria di Felix è che nei supermercati di Nairobi non esiste il magazzino e tutto quello che c’è viene semplicemente messo sugli scaffali fino ad esaurimento.

L’esaurimento della merce è ciclico ed anche prevedibile monitorando con un po’ d’attenzione, per cui quando sta per finire un prodotto, si nota che il suo spazio sullo scaffale viene progressivamente occupato da quello accanto, fino a che non sparisce, come fagocitato dall’altro prodotto, ma senza lasciare l’impressione che manchi qualcosa perché lo scaffale sarà sempre pieno.

Una volta ho visto tre barattolini di bicarbonato di sodio completamente accerchiati da scatolette di gelatina in polvere, metà di arancia e metà di ananas, il  che indicava tra l’altro che anche la gelatina stava per finire, visto che erano rimasti solo due gusti.

Insomma, l’addetto (uno dei dieci, circa) allo scaffale formaggi e affini, mi risponde con aria hakuna matata che lo yogurt in questione era out of stock (e questo si può interpretare anche come la conferma della teoria di Felix; se non c’è più sullo scaffale, non c’è proprio più nel supermercato, quindi lo stock è lo scaffale….).

Con qualche piccola attenzione quindi, a cosa difficile non è capire se un prodotto sta per finire o è out of stock, ma quando tornerà a popolare gli scaffali.
Ho visto cose definite out of stock per un giorno solo e cose che sono ricomparse dopo una settimana al massimo, ma il prodotto che per ora batte tutti e non ha concorrenti è, con grande disperazione dell’intera famigliola, lo yogurt bio al mango.

Abbiamo provato surrogati di vari tipi, ma abbiamo quasi rischiato l’intossicazione (uno era talmente arancione che neanche le arance…..), quindi per ora abbiamo smesso di consumare yogurt visto che niente regge il confronto.

Quando ricompare faremo una grande festa….

domenica 25 settembre 2011

Statisticamente parlando

Questo post non ha niente a che fare con Nairobi né con il Kenya, quindi se non vi interessa saltatelo.
Parla di statistiche, avvertiti!


Ho scoperto che la nuova versione di Blogger ha tutta una serie di giocattolini statistici e la cosa mi ha intrippato.

Si può vedere da dove viene letto il blog, geograficamente oppure che tipo di percorso hanno fatto i lettori per arrivare fino al blog, i post più letti, in generale, per mese, per settimana eccetera, e altre cosette che servono molto a motivare chi scrive un blog, almeno per me funziona, insieme ai commenti a cui rispondo raramente, ma che apprezzo, grazie!

La cosa più bella di queste statistiche per me è l'origine geografica del traffico, da cui posso capire ad esempio quando Giu è stata in Scandinavia o mamma in Inghilterra.

Ora, non credo che questo blog abbia un grande pubblico, almeno per adesso, ma mi lascia perplessa scoprire che ci sono persone in Moldavia o alle Barbados che lo seguono.

I casi sono due: o è un'errore o c'è davvero qualcuno in Moldavia interessato alla nostra vita in Kenya.

In entrambi i casi è divertente!

venerdì 23 settembre 2011

Party!

Finalmente siamo riusciti a festeggiare il compleanno di Sveva come si deve!

Un po’ in ritardo (ci è voluto un po’ per convincerla che non aveva già sei anni, dopo solo un mese dall’averne compiuti cinque…), grazie alla congiuntura trasloco-container-inizioscuola, ma alla fine è venuta fuori un festa proprio come ci aspettavamo.
Anzi, meglio…

Nonostante le inondazioni ricorrenti, il viavai di idraulici, gli allarmi perfinta, i forni killer e tutto quello che si è messo di traverso, sabato alle 3.30 è iniziata la festa e, a parte due defezioni, siamo riusciti a radunare tutti i bambini con cui Sveva ha stretto amicizia in questi (quasi) tre mesi in Kenya; italiani, tedeschi, italo-tedeschi e kenioti.
E' stato un po' come rivedere tutte le tappe fatte fin'ora attraverso i visi di tutti quei bambini e vedere Sveva così contenta e al centro dell’attenzione ci ha ripagati dello stress degli ultimi giorni.
Il trampolino e l’altalena del nonno hanno avuto un grande successo e alla fine ci siamo ritrovati ad inaugurare ufficialmente il castello con più o meno tutti i nostri amici.
Insomma, un successo su tutta la linea direi.

Forse anche perché non paragonabile visto che non abbiamo mai fatto una vera festa di compleanno per Sveva né tantomeno una di inaugurazione per nessuna delle case in cui ci siamo trasferiti sul Lago, nonostante fosse sempre tra le cose da fare prima o poi.

La settimana è iniziata con un’altra festa: l’inaugurazione dell’asilo, o meglio della nuova ala dell’asilo tedesco, con tanto di canti dei bambini (Sveva non faceva altro che esercitarsi tutto il giorno a cantare in tedesco…) e discorso del direttore della scuola e della direttrice dell’asilo che, giuro, sembrava la versione magra della Merkel.
Io non ho una grande esperienza di asili, ma devo dire che se già quello tedesco mi sembrava all’avanguardia, la nuova ala (che praticamente ha raddoppiato il volume dell’asili) è qualcosa di spaziale. 
 
E’ tutto talmente bello, colorato, pieno di giochi (tutti estremamente educativi, ovviamente…) e a misura di bambino che in confronto la ristrutturazione dell’asilo italiano di Sveva, che era passata per il fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale, fa più o meno la stessa figura di una grande pulizia di primavera.
E’ tutto così accogliente che in questo momento preferisco scrivere dalla caffetteria della scuola tedesca (il ristorante, come lo chiama Sveva) che dall’Art Café del Village Market.
Va detto che sono al secondo giorno del secondo inserimento all’asilo di Filippo e che quindi devo stare nei dintorni, ma vi giuro che si sta molto meglio qui che in qualunque altro posto!
L’inserimento di Filippo ha subito una battuta d’arresto la scorsa settimana, il giorno delle inondazioni e tra una cosa e l’altra mi ero preparata a passare almeno tre mattine piene all’asilo con Filippo attaccato ad un polpaccio, invece, dopo qualche pianto iniziale, è bastato dargli da mangiare e portarlo fuori in giardino perché si dimenticasse chi era la mamma e chi la maestra.
E vediamo se finalmente posso dedicarmi ad altre attività dalla prossima settimana!
Nel frattempo siamo tornati a cena da Lord Erroll (monotoni!), ma questa volta senza fermare la macchina per chiamare il Guardone e pare proprio che sia arrivata finalmente l’estate, con temperature decisamente più calde, creme solari, cappellini, bambini rossi come pomodori e la scoperta che sia Sveva che Filippo sono cresciuti un bel po’ (a forza di ugali, probabilmente…) e che dobbiamo fare un bel giro di shopping per rinnovare il guardaroba estivo di entrambi perché hanno ancora cose da Lago umido.
Mi sa che approfitterò anch’io del giro di shopping….

sabato 17 settembre 2011

Paura e delirio a Nairobi

Ecco tutto quello che può succedere a Nairobi in circa dodici ore.

Ore 6: Scoprire che il primo piano della casa è ricoperto da almeno tre centimetri d'acqua SOLO nel momento in cui si apre la porta che dà al piano di sotto e rendersi conto che una cascata d'acqua si sta riversando al piano di sotto.

Ore 7: Sguazzare nell'acqua a piedi nudi cercando di preparare Sveva per la scuola e tenere Filippo contemporaneamente all'asciutto.
Ore 8: Depositare Sveva a scuola e nonna al Village Market.

Ore 9: Cominciare a cucinare come una folle per la festa di compleanno di Sveva. Bruciare il cake bollito nel forno con su un adesivo Made in Italy che di italiano non ha assolutamente nulla.

Ore 10: Rischiare di bruciare anche il brownies che già di per sé è così scuro che non si capisce quando è cotto. Nel frattempo seguire distrattamente un gruppo eterogeneo di persone, raccattato alla bell'e meglio, che asciuga l'acqua in casa con delle coperte di pile.

Ore 11: Seguire passo passo la ricetta per 12 muffin al provolone ed erba cipollina, rendersi conto che ne vengono fuori solo otto e non riuscire a capire perché. Seguire ancora più distrattamente due tecnici indaffarati a capire come mai il super allarme della casa non funziona.

Ore 12: Scoprire che il sistema d'allarme non funziona ancora, nonostante i tecnici ne siano sicuri e stiano per andarsene e correre a riprendere Sveva a scuola.

Ore 13: Andare al Village Market per recuperare dei vasetti di terra cotta ordinati due settimane fa, fare l'ultima spesa al supermercato  e da Zucchini prima della festa e recuperare la nonna.

Ore 14: Aspettare per circa mezz'ora l'insegnante d'inglese per la nonna, letteralmente raccattato per strada il giorno prima e fargli una sommaria intervista in macchina  per evitare di introdurre in casa un pericolossimo criminale.

Ore 15: Contrattare il prezzo delle lezioni di inglese, definire il programma e gli orari in traduzione simultanea con l'insegnante d'inglese che parla in un orecchio e la nonna nell'altro, sperando che i chocolate chips cookies non stiano facendo la fine del cake bollito. Cuocere contemporaneamente anche dei minimuffin al gouda e cumino con l'unico risultato di avere un odore nauseabondo a metà tra la cioccolata e il formaggio al cumino, con una punta di sintetico che si sprigiona dal forno nuovo.

Ore 16: Evitare per puro caso che l'impegato della società elettrica stacchi la corrente dato che la persona incaricata della commissine non ha ancora pagato la bolletta precedente e cominciare a chiedersi se non sarà così anche per l'acqua (che invece se l'avessero fatto, magari evitavamo una giornata come questa!)
Ore 17: Beccare Wilson che se ne va dicendo che è tutto a posto mentre invece manca un pezzo che rischia di farci allagare di nuovo la casa; farlo promettere di tornare in giorno successivo con la certezza che la promessa non verrà mai rispettata e che ci sveglieremo le prossime mattine chiedendoci se metteremo i piedi nell'acqua scendendo dal letto.

Ore 18: Trovarsi davanti la tata che fa il bagno ai bambini e con tutta calma è scesa dicendo che manca l'acqua calda quando Sveva è già dentro la vasca di acqua fredda oppure con Filippo fradicio in braccio dicendo che non si fa asciugare i capelli. Preparare la cena contemporaneamente, più o meno.

Mi fermo alle dodici ore, via!

L'Aradio

Le cassandre della commissione mi hanno fatto una testa così sull'uso della radio (ricetrasmittente o come si chiama) e sul fatto che noi non la usiamo.
Praticamente mi hanno terrorizzata.

Giovedì sera siamo stati a cena fuori, da Lord Erroll, e quale migliore occasione per provare ad usarla?

Il fatto che siamo usciti alle sette e rientrati alle nove e che Lord Erroll è due strade più in là della nostra non ci ha scoraggiato (di solito si usa quando è notte...) e comunque ce l'eravamo portata dietro, quindi anche se erano solo le nove tanto valeva usarla.

Il Guardone era di guardia (putroppo i miei timori si sono rivelati fondati...), ma anche questo non ci ha scoraggiato.

Ovviamente io avrei preso la radio (so accenderla e questo è già qualcosa), chiamato il numero del Guardone e detto Salve sono io, mi apri?

Ecco, no, non si deve fare così.

Noi abbiamo un nome in codice fatto da una parola e un numero (anzi io che sono la moglie di ho un codice ancora più lungo perché devo aggiungere alpha a tutto quanto, quindi alpha sta per moglie di...) e dobbiamo prima identificarci, poi rivolgerci alla guardia (Guardone) in questione che non possiamo chiamare per nome, ma con il suo codice che è la parola, il numero e Golf che quindi sta per guardia di e chiedergli di aprire il cancello quando siamo a distanza ravvicinata.

Ora, probabilmente gli esperti riescono a calcolare tutto al millimetro ed arrivare davanti al cancello quando è appena stato aperto, ma noi manco a dirlo non siamo esperti.

Quindi dopo aver provato a chiamare guidando, ci siamo resi conto che saremmo finiti a chiamare davanti al cancello stesso, quindi la cosa sarebbe risultata ridicola.

Allora abbiamo deciso di essere ancora più ridicoli: ci siamo fermati dietro l'angolo e abbiamo chiamato, giusto per la soddisfazione di svoltare e trovare il cancello già aperto.

Se il delinquente del cantiere di fronte scopre questo giochetto prima che diventiamo radioesperti, può benissimo assaltarci mentre siamo fermi a chiamare il Guardone.

La prossima volta provo con la telepatia....

giovedì 15 settembre 2011

Scusi, ma lei è?

Ero al centro commericale di Muthaiga, dove faccio anche pilates, ma ero lì per il karkadé di Giu e nel parcheggio incrocio una tipa pallida e lì per lì penso Ma questa dove l'ho già vista?

Ho cominciato a scandagliare tutti i posti che frequento, ma non mi veniva in mente se l'avevo vista ad una cena di amici o al corso di pilates e poi l'illuminazione Ma è Kuki Gallmann!

Attimi di indecisione mentre lei intanto stava andando verso la macchina e poi le sono corsa dietro e con grande faccia tosta ho chiesto Scusi, ma lei e Kuki Gallmann?

E dopo che lei mi aveva cordialmente risposto sì e stretto la mano, ho cominciato a fare la solita figura della cretina, balbettando roba tipo Sono una sua grande ammiratrice mentre pensavo Glielo chiedo o no l'autografo?

Alla fine non ho chiesto l'autografo, ma un'informazione sulla tenuta di Laikipia che potevo forse trovare anche su internet; ritengo di aver fatto la parte dell'adolescente impazzita davanti al rockettaro preferito e sono stata a pensare all'impressione che potevo averle fatto per almeno mezz'ora davanti ad un cappuccino, però questo incontro ci voleva!

Leggendo i sui libri, ho sempre immaginato quello che descriveva dell'Africa e la sua vita così avventurosa e ricordo ancora quando le scrissi una lunga lettera  per ringraziarla delle emozioni che mi aveva dato il suo libro, sperando di andarla a trovare un giorno in Kenya.

Anzi, ricordo ancora meglio; ricordo il tabaccaio della stazione di Firenze dove comprai il francobollo per quella lettera, quando mi chiese dove dovevo spedirla e la sensazione di  un posto estremamente lontano mentre rispondevo Kenya.

Adesso sono in Kenya.

Ed ho incontrato Kuki Gallmann.