venerdì 23 settembre 2011

Party!

Finalmente siamo riusciti a festeggiare il compleanno di Sveva come si deve!

Un po’ in ritardo (ci è voluto un po’ per convincerla che non aveva già sei anni, dopo solo un mese dall’averne compiuti cinque…), grazie alla congiuntura trasloco-container-inizioscuola, ma alla fine è venuta fuori un festa proprio come ci aspettavamo.
Anzi, meglio…

Nonostante le inondazioni ricorrenti, il viavai di idraulici, gli allarmi perfinta, i forni killer e tutto quello che si è messo di traverso, sabato alle 3.30 è iniziata la festa e, a parte due defezioni, siamo riusciti a radunare tutti i bambini con cui Sveva ha stretto amicizia in questi (quasi) tre mesi in Kenya; italiani, tedeschi, italo-tedeschi e kenioti.
E' stato un po' come rivedere tutte le tappe fatte fin'ora attraverso i visi di tutti quei bambini e vedere Sveva così contenta e al centro dell’attenzione ci ha ripagati dello stress degli ultimi giorni.
Il trampolino e l’altalena del nonno hanno avuto un grande successo e alla fine ci siamo ritrovati ad inaugurare ufficialmente il castello con più o meno tutti i nostri amici.
Insomma, un successo su tutta la linea direi.

Forse anche perché non paragonabile visto che non abbiamo mai fatto una vera festa di compleanno per Sveva né tantomeno una di inaugurazione per nessuna delle case in cui ci siamo trasferiti sul Lago, nonostante fosse sempre tra le cose da fare prima o poi.

La settimana è iniziata con un’altra festa: l’inaugurazione dell’asilo, o meglio della nuova ala dell’asilo tedesco, con tanto di canti dei bambini (Sveva non faceva altro che esercitarsi tutto il giorno a cantare in tedesco…) e discorso del direttore della scuola e della direttrice dell’asilo che, giuro, sembrava la versione magra della Merkel.
Io non ho una grande esperienza di asili, ma devo dire che se già quello tedesco mi sembrava all’avanguardia, la nuova ala (che praticamente ha raddoppiato il volume dell’asili) è qualcosa di spaziale. 
 
E’ tutto talmente bello, colorato, pieno di giochi (tutti estremamente educativi, ovviamente…) e a misura di bambino che in confronto la ristrutturazione dell’asilo italiano di Sveva, che era passata per il fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale, fa più o meno la stessa figura di una grande pulizia di primavera.
E’ tutto così accogliente che in questo momento preferisco scrivere dalla caffetteria della scuola tedesca (il ristorante, come lo chiama Sveva) che dall’Art Café del Village Market.
Va detto che sono al secondo giorno del secondo inserimento all’asilo di Filippo e che quindi devo stare nei dintorni, ma vi giuro che si sta molto meglio qui che in qualunque altro posto!
L’inserimento di Filippo ha subito una battuta d’arresto la scorsa settimana, il giorno delle inondazioni e tra una cosa e l’altra mi ero preparata a passare almeno tre mattine piene all’asilo con Filippo attaccato ad un polpaccio, invece, dopo qualche pianto iniziale, è bastato dargli da mangiare e portarlo fuori in giardino perché si dimenticasse chi era la mamma e chi la maestra.
E vediamo se finalmente posso dedicarmi ad altre attività dalla prossima settimana!
Nel frattempo siamo tornati a cena da Lord Erroll (monotoni!), ma questa volta senza fermare la macchina per chiamare il Guardone e pare proprio che sia arrivata finalmente l’estate, con temperature decisamente più calde, creme solari, cappellini, bambini rossi come pomodori e la scoperta che sia Sveva che Filippo sono cresciuti un bel po’ (a forza di ugali, probabilmente…) e che dobbiamo fare un bel giro di shopping per rinnovare il guardaroba estivo di entrambi perché hanno ancora cose da Lago umido.
Mi sa che approfitterò anch’io del giro di shopping….

sabato 17 settembre 2011

Paura e delirio a Nairobi

Ecco tutto quello che può succedere a Nairobi in circa dodici ore.

Ore 6: Scoprire che il primo piano della casa è ricoperto da almeno tre centimetri d'acqua SOLO nel momento in cui si apre la porta che dà al piano di sotto e rendersi conto che una cascata d'acqua si sta riversando al piano di sotto.

Ore 7: Sguazzare nell'acqua a piedi nudi cercando di preparare Sveva per la scuola e tenere Filippo contemporaneamente all'asciutto.
Ore 8: Depositare Sveva a scuola e nonna al Village Market.

Ore 9: Cominciare a cucinare come una folle per la festa di compleanno di Sveva. Bruciare il cake bollito nel forno con su un adesivo Made in Italy che di italiano non ha assolutamente nulla.

Ore 10: Rischiare di bruciare anche il brownies che già di per sé è così scuro che non si capisce quando è cotto. Nel frattempo seguire distrattamente un gruppo eterogeneo di persone, raccattato alla bell'e meglio, che asciuga l'acqua in casa con delle coperte di pile.

Ore 11: Seguire passo passo la ricetta per 12 muffin al provolone ed erba cipollina, rendersi conto che ne vengono fuori solo otto e non riuscire a capire perché. Seguire ancora più distrattamente due tecnici indaffarati a capire come mai il super allarme della casa non funziona.

Ore 12: Scoprire che il sistema d'allarme non funziona ancora, nonostante i tecnici ne siano sicuri e stiano per andarsene e correre a riprendere Sveva a scuola.

Ore 13: Andare al Village Market per recuperare dei vasetti di terra cotta ordinati due settimane fa, fare l'ultima spesa al supermercato  e da Zucchini prima della festa e recuperare la nonna.

Ore 14: Aspettare per circa mezz'ora l'insegnante d'inglese per la nonna, letteralmente raccattato per strada il giorno prima e fargli una sommaria intervista in macchina  per evitare di introdurre in casa un pericolossimo criminale.

Ore 15: Contrattare il prezzo delle lezioni di inglese, definire il programma e gli orari in traduzione simultanea con l'insegnante d'inglese che parla in un orecchio e la nonna nell'altro, sperando che i chocolate chips cookies non stiano facendo la fine del cake bollito. Cuocere contemporaneamente anche dei minimuffin al gouda e cumino con l'unico risultato di avere un odore nauseabondo a metà tra la cioccolata e il formaggio al cumino, con una punta di sintetico che si sprigiona dal forno nuovo.

Ore 16: Evitare per puro caso che l'impegato della società elettrica stacchi la corrente dato che la persona incaricata della commissine non ha ancora pagato la bolletta precedente e cominciare a chiedersi se non sarà così anche per l'acqua (che invece se l'avessero fatto, magari evitavamo una giornata come questa!)
Ore 17: Beccare Wilson che se ne va dicendo che è tutto a posto mentre invece manca un pezzo che rischia di farci allagare di nuovo la casa; farlo promettere di tornare in giorno successivo con la certezza che la promessa non verrà mai rispettata e che ci sveglieremo le prossime mattine chiedendoci se metteremo i piedi nell'acqua scendendo dal letto.

Ore 18: Trovarsi davanti la tata che fa il bagno ai bambini e con tutta calma è scesa dicendo che manca l'acqua calda quando Sveva è già dentro la vasca di acqua fredda oppure con Filippo fradicio in braccio dicendo che non si fa asciugare i capelli. Preparare la cena contemporaneamente, più o meno.

Mi fermo alle dodici ore, via!

L'Aradio

Le cassandre della commissione mi hanno fatto una testa così sull'uso della radio (ricetrasmittente o come si chiama) e sul fatto che noi non la usiamo.
Praticamente mi hanno terrorizzata.

Giovedì sera siamo stati a cena fuori, da Lord Erroll, e quale migliore occasione per provare ad usarla?

Il fatto che siamo usciti alle sette e rientrati alle nove e che Lord Erroll è due strade più in là della nostra non ci ha scoraggiato (di solito si usa quando è notte...) e comunque ce l'eravamo portata dietro, quindi anche se erano solo le nove tanto valeva usarla.

Il Guardone era di guardia (putroppo i miei timori si sono rivelati fondati...), ma anche questo non ci ha scoraggiato.

Ovviamente io avrei preso la radio (so accenderla e questo è già qualcosa), chiamato il numero del Guardone e detto Salve sono io, mi apri?

Ecco, no, non si deve fare così.

Noi abbiamo un nome in codice fatto da una parola e un numero (anzi io che sono la moglie di ho un codice ancora più lungo perché devo aggiungere alpha a tutto quanto, quindi alpha sta per moglie di...) e dobbiamo prima identificarci, poi rivolgerci alla guardia (Guardone) in questione che non possiamo chiamare per nome, ma con il suo codice che è la parola, il numero e Golf che quindi sta per guardia di e chiedergli di aprire il cancello quando siamo a distanza ravvicinata.

Ora, probabilmente gli esperti riescono a calcolare tutto al millimetro ed arrivare davanti al cancello quando è appena stato aperto, ma noi manco a dirlo non siamo esperti.

Quindi dopo aver provato a chiamare guidando, ci siamo resi conto che saremmo finiti a chiamare davanti al cancello stesso, quindi la cosa sarebbe risultata ridicola.

Allora abbiamo deciso di essere ancora più ridicoli: ci siamo fermati dietro l'angolo e abbiamo chiamato, giusto per la soddisfazione di svoltare e trovare il cancello già aperto.

Se il delinquente del cantiere di fronte scopre questo giochetto prima che diventiamo radioesperti, può benissimo assaltarci mentre siamo fermi a chiamare il Guardone.

La prossima volta provo con la telepatia....

giovedì 15 settembre 2011

Scusi, ma lei è?

Ero al centro commericale di Muthaiga, dove faccio anche pilates, ma ero lì per il karkadé di Giu e nel parcheggio incrocio una tipa pallida e lì per lì penso Ma questa dove l'ho già vista?

Ho cominciato a scandagliare tutti i posti che frequento, ma non mi veniva in mente se l'avevo vista ad una cena di amici o al corso di pilates e poi l'illuminazione Ma è Kuki Gallmann!

Attimi di indecisione mentre lei intanto stava andando verso la macchina e poi le sono corsa dietro e con grande faccia tosta ho chiesto Scusi, ma lei e Kuki Gallmann?

E dopo che lei mi aveva cordialmente risposto sì e stretto la mano, ho cominciato a fare la solita figura della cretina, balbettando roba tipo Sono una sua grande ammiratrice mentre pensavo Glielo chiedo o no l'autografo?

Alla fine non ho chiesto l'autografo, ma un'informazione sulla tenuta di Laikipia che potevo forse trovare anche su internet; ritengo di aver fatto la parte dell'adolescente impazzita davanti al rockettaro preferito e sono stata a pensare all'impressione che potevo averle fatto per almeno mezz'ora davanti ad un cappuccino, però questo incontro ci voleva!

Leggendo i sui libri, ho sempre immaginato quello che descriveva dell'Africa e la sua vita così avventurosa e ricordo ancora quando le scrissi una lunga lettera  per ringraziarla delle emozioni che mi aveva dato il suo libro, sperando di andarla a trovare un giorno in Kenya.

Anzi, ricordo ancora meglio; ricordo il tabaccaio della stazione di Firenze dove comprai il francobollo per quella lettera, quando mi chiese dove dovevo spedirla e la sensazione di  un posto estremamente lontano mentre rispondevo Kenya.

Adesso sono in Kenya.

Ed ho incontrato Kuki Gallmann.

mercoledì 14 settembre 2011

Grün Apfel

Filippo ha iniziato l'asilo. Ieri.

L'ho portato, anzi ho portato tutti e due, ho lasciato Sveva che non ha fatto le sue solite storielle e ho portato Filippo nella sua classe, accanto a quella di Sveva.

La maestra pallida di Filippo ricorda la Silvia del Melaverde; capelli neri ricci, occhi azzurri, in più è svizzera, quindi c'è anche più vicinanza geografica. Insomma, mi sentivo in una bote de fero.

Ieri sono rimasta un po' nella stanza, ho giocato a prendere il caffé che lui ha preparato e versato nel portauovo di plastica, siamo stati un po' ad esplorare i giochi e poi me ne sono andata di soppiatto mentre era intento a cantare e ballare con gli altri bambini.

Sono andata a prenderlo dopo due ore, come mi ha chiesto la maestra pallida e ovviamente Filippo non voleva venire via sul più bello, quando tutti gli altri bambini stavano andando a giocare fuori, quindi mi ci è voluta la canna da pesca per trascinarlo via dall'asilo.

Dopo due mesi abbondanti di isolamento era ovvio che volesse giocare con altri nanerottoli.
Ma la maestra pallida ha insistito perché l'inserimento fosse più che graduale e non è valso a niente spiegargli che al Melaverde neanche si preoccupava di salutarmi il piccolo.

Stamattina abbiamo scoperto che si era rotto un tubo nella vasca da bagno e che nella notte era piovuto in testa alla tata, la quale prima di dirci che le era piovuto in testa si è premurata di chiederci se avevamo dormito bene e se tutto era a posto e solo dopo avergli chiesto ma hai per caso notato una macchia sul soffitto?, lei ha risposto che non solo c'era la macchia, ma anche la pioggia...

Siccome poi Felix è partito tardi per l'ufficio, ci sembrava del tutto logico che accompagnasse lui i pargoli a scuola. Non ci siamo minimamente posti il problema dell'inserimento, visto che ieri era andata così bene.
Ora si sa, i papà sono sempre un po' più sbirgativi e nessuno può pretendere che facciano l'inserimento come le mamme. Tenendo conto che Filippo ha già una buona abitudine all'asilo, ripeto, non ci siamo posti il problema.

Intanto a casa sono arrivati due fuoristrada della commissione guidati da altrettanti visi pallidi, di cui uno era il capo della sicurezza, venuto a controllare che tutte le misure di sicurezza fossero rispettate.

Ovviamente no, e ovviamente se ne accorgono quando siamo già dentro.
Ho approfittato per parlargli del problemino con l'acqua e il notro bravo Wilson è stato prontamente intercettato e costretto a venire a risolvere il problema.

Mentre eravamo in giro tra casa e giardino a scoprire quante cose non sono in regola (compreso il cantiere di fronte in cui statisticamente c'è almeno un delinquente che in questo momento sta studiando le nostre abitudini e che tra non molto si organizzerà per assaltarci mentre aspettiamo che si apra il cancello o per svuotarci la casa una volta che siamo fuori....), suona il telefono e la maestra pallida di Filippo attacca a spiegare che il piccolo stava piangendo come una fontana perché il papà l'aveva abbandonato sulla porta dell'aula e che l'inserimento si fa in modo diverso e che lei non è abituata a lavorare così e che insomma dovevo andarmi a prendere Filippo immediatamente.
Ho cercato timidamente di spiegare che era un brutto momento, ma non sono stata ascoltata.

Quindi ho salutato le due cassandre e mi sono messa di corsa in macchina telefonando a Felix per farmi dare la sua versione che ovviamente non era uguale a quella della maestra pallida.

Ho trovato Filippo veramente disperato, come non l'avevo mai visto e il fatto che la maestra pallida continuasse a blaterare una serie di balle nonostante le dicessi che mio marito aveva una versione differente e tutta una serie di altri piccoli dettagli che mi hanno fatto capire che in fondo l'unica a non avere le idee chiare su come si facesse un inserimento era lei, mi ha fatto seriamente dubitare della perfezione della scuola tedesca.

Quando poi la direttrice in persona (quella che mi ha ripetutamente fatto sentire inadeguata qualche tempo fa) mi ha dato ragione, ho avuto la tentazione di mettermi le mani nei capelli.

Il risultato è che riproviamo l'inserimento tra una settimana non tanto perché Filippo abbia bisogno di una pausa, ma perché la maestra pallida che ha deciso la data  di ieri per l'inserimento in perfetta autonomia, si è resa conto che non ce la fa visto che questa settimana traslocano tutti i bambini in un edificio nuovo appena costruito.

Pensarci prima?

Adesso speriamo solo che Filippo riesca a dimenticare la faccia della maestra pallida in una settimana e che tutto ricominci come se nulla fosse successo, ma ho paura che non sia tanto fesso.

Nel frattempo Wilson ha sistemato la vasca da bagno e quando gli ho chiesto se non era meglio controllare anche la seconda vasca nell'altro bagno prima che scoppiasse anche lì, mi ha risposto hakunamatatamente che se scoppia lui torna e che è qui per servirmi (giuro, ha detto così!).

Adesso sto aspettando il tecnico dell'allarme che dovrebbe passare a spiegarmi per l'ennesima volta come funziona il sistema, ma visto che sono quasi le quattro e che lui stacca alle quattro, dubito che si farà vivo.
E noi staremo un'altra notte senza l'allarme inserito, ma il delinquente del cantiere di fronte non lo sa, quindi magari ci va bene anche stanotte.

Poi un giorno qualcuno mi insegnerà ad usare la radio per poter avvertire la guardia che sto arrivando così non aspetto neanche un nanosecondo al cancello ed entro in casa a tutta birra.

Poi il Guardone richiude il cancello con calma, dopo che il delinquente del cantiere è entrato

A proposito del Guardone, non c'è più e la guardia che c'è adesso mi ha detto che fanno i turni. Qualcuno mi ha detto un po' di tempo fa che dopo un po' si alternano e quello di giorno fa la notte e viceversa.

Non lo voglio neanche sapere se il Guardone fa la guardia la notte in questi giorni!

venerdì 9 settembre 2011

AccadueO

Tutto scorre tranquillo al castello.

Anche l'acqua.

Troppo tranquilla .... direi che adesso sta proprio esagerando!

L'idraulico Wilson (non riesco a non associarlo all'amico pallone Wilson di Tom Hanks in Cast away....) ormai è di casa e ogni volta che viene ripara qualcosa e ne rompe un'altra. Poi se ne va sorridente dicendo E' tutto a posto adesso, se Dio vuole e io rispondo Grazie, incrociamo le dita, Inshalla.

Non funziona mai la cosa di incrociare le dita, infatti Wilson torna regolarmente il giorno dopo.

Adesso i rumori sospetti nel sottottetto non ci sono più e abbiamo una nuova pompa dell'acqua che è troppo forte per le vecchie guarnizioni, quindi tutte le volte che facciamo la doccia si allagano i tre bagni ed il guardaroba. 
Sto meditando di usare stivali di gomma la posto dell pantofole e fregarmene, hakuna matata.

Nel frattempo non riusciamo a fare il contratto con l'azienda dell'acqua (Runda Waters, mi piace il nome!) perchè .... non so perché, soliti problemi africoafricani, ma se ci chiudono l'acqua perchè non abbiamo il contratto in fondo il lato positivo è che non si allagherà più la casa.

Francamente me ne infischio, come diceva Gable in Via col Vento, perché tra qualche ora prendo un aereo e me ne vado; acqua, tubi, idraulici, contratti e tutto il resto andate a farvi benedire!

Vado a fare la testimone di nozze a mio fratello che finalmente si accasa e poi ritorno in Kenya in tempo per la cena di domenica. Con mamma a seguito.

Due notti di seguito in aereo; in economy si può anche dormire in fondo, ma se gli orari sono messi male e a metà notte c'è uno scalo (ad Addis Ababa) non so quanto ci riuscirò....

Vabbé, in fondo quando torno devo solo fare l'inserimento di Filippo all'asilo; lui giocherà con tutti i super giochi tedeschi in legno non trattato e con colori assolutamente atossici e io dormirò sullo zerbino di gomma africana fatto con copertoni di camion reciclati che sta fuori dalla sua classe.


Non credo ci farò troppo caso...



venerdì 2 settembre 2011

Il Guardone

Al castello abbiamo la guardia, come in tutte le case, casette, compound eccetera da queste parti.

A casa di Raf, nel compound, c'era un gruppo di guardie che ormai avevamo imparato a riconoscere.

Nella casa di Lakeview avevamo una guardia diurna, Kennedy, che faceva anche da tata a Filippo e che raccoglieva gli avocados che Sveva si lasciava sfuggire.

Al castello abbiamo il Guardone.

La prima volta che l'ho visto ho pensato questo tipo ci vede o ha bisogno degli occhiali?

Prima di trasferirci al castello, ogni volta che arrivavo (adesso credo abbia imparato a riconoscere la macchina), si affacciava alla porticina con gli occhi da talpa puntati sulla targa, poi si avvicinava al finestrino e mi guardava serio e poi quando gli dicevo Salve, sono io, mi riconosci?, sfoggiava un impeccabile saluto militare e andava ad aprire il cancello.

Dico che credo abbia imparato a riconoscere la macchina perché l'altro giorno, arrivando con la macchina di Felix a seguito, il Guardone ha prima controllato la mia targa, poi la mia macchina, poi il mio finestrino, poi si è allungato a sbirciare la targa di Felix ed infine ha chiesto Siete insieme?
Una macchina dietro l'altra, ferme, davanti al cancello...
Volevo rispondergli NO, ma ho resistito.

Ma non è per questo che si è meritato il soprannome di Guardone.

E' perché tutte le volte che arrivo con la spesa o con qualunque altra cosa da scaricare dalla macchina, lui sta semplicemente a guardare, non fa il minimo movimento o cenno di aiutarmi; passeggia lentamente e si guarda la punta delle scarpe e poi torna a sedere sulla sua sedia (che per inciso è una delle due uniche sedie che abbiamo per il momento in casa e non so come è finita nel suo casotto di guardia!).
E io intanto porto scatoloni, valigie, seggiolini auto, biciclette, bambini addormentati.
E lui continua a guardare.

Felix l'altro giorno ha lavato la macchina, lavoretto che normalmente qui fanno i giardinieri o le guardie per arrotondare, e il Guardone non ha nemmeno accennato a prestarsi.

Addirittura la tata mi ha chiesto se volevo che mi lavasse la macchina!
Il Guardone no, lui probabilmente sarebbe rimasto a guardare la tata che lavava la macchina.

In inglese la guardia all'ingresso si chiama watchman, l'uomo che guarda.

Lui guarda, fa la guardia....non fa un a piega!