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venerdì 7 ottobre 2011

Chapati

Il chapati è una specie di piadina di origine indiana che qui in Kenya è diffusissima, tanto da fare concorrenza all'ugali.
Quando ho chiesto alla tata se lo poteva preparare per farcelo assaggiare, mi ha risposto che ci voleva un sacco di tempo e che bisognava essere in due. Al che ho messo da parte l'idea del chapati per un po'.
Oggi però la tata è andata a fare la spesa e stasera ha annunciato che avrebbe fatto il chapati (annuncio arrivato quando stavo per buttare la pasta, appena in tempo!), quindi ho chiesto educatamente se potevo aiutarla a fare qualcosa, non avendo idea di che faccia avesse il chapati e come si preparasse.
Lei mi ha risposto che potevo roll, intendendo impastare, e in un attimo mi sono trovata a fare ginnastica impastando una bella quantità di farina con acqua, olio e sale con lei che stava a guardare e continuava a dire, roll, roll....
Finito di dirigere la mia rollatura, mi ha istruito su come fare le piadine in questione e si è stupita che le sapessi fare così bene. Ho risposto che ero italiana dopo tutto e che era come fare una pizza e si è messa a ridere.
Quando le ho chiesto cosa c'era di così lungo da fare per il chapati mi ha risposto che la cosa lunga era rollare.
Insomma, mi ha fatto fare la parte antipatica facendomela passare per una cosa figa....
Ad ogni modo non era poi così lunga questa rollatura (chiedete a Filippo che continuava ad urlare pappa, pappa...); dopodiché le piadine sono state fritte e la casa si è riempita di odore di chapati.
Sveva e Filippo si sono sbafati non so quanti chapati accompagnati dalla sukuma (la competizione alimentare per la sukuma in casa ha raggiunto livelli impensabili) e alla fine eravamo tutti strapieni perché il chapati sembra una cosina sottile e innocua, ma è una botta peggio dell'ugali!
Direi che ormai possiamo chiedere la nazionalità alimentare qui....

venerdì 8 luglio 2011

Tour de Mall

Mica credevate davvero che avrei aggiornato il blog tutti i giorni?
Succedono talmente tante cose che non trovo il tempo di mettermi al computer.....Scherzo, ci sono anche le giornate senza troppe cose da dire, quindi cerco di evitare post su cosa abbiamo mangiato a pranzo e a che ora ci siamo alzati, anche perchè altrimenti diventa una specie di grande fratello, molto più noioso perché non basta piantarsi davanti alla TV, ma bisogna pure fare lo sforzo di leggere (non ce l'ho con voi, ce l'ho con il grande fratello...).

Dunque, due giorni sono passati senza neanche un'uscita e questo ha rallentato molto i ritmi. Gli avvenimenti salienti direi che sono stati tre.

Uno. E' passata a trovarmi Elena, anche lei espatriata da circa due anni a Nairobi ed ancora una volta è stato evidente come sia diversa la condizione di espatriati....era mai venuto nessuno a conoscermi a casa sul Lago? Figuriamoci! Invece Elena è stata molto carina e mi ha dato un sacco di dritte.

Due. Il supermercatino favoloso dove sono finita per caso non è in Peponi road, ma Lower Kebete. Ero così sicura che che ieri pomeriggio abbiamo preso la macchina e siamo andati dritti alla meta. Era tutto assolutamente uguale: stazione di servizio, parcheggino, farmacia, macelleria e piccolo supermercato (vabbé dai, chiamiamolo alimentari e non se ne parla più!), ma quando ho fatto per salire lo scalino ed entrare nel negozio mi sono resa conto che qualcosa non tornava. Il negozio all'interno era molto chiaro, mentre me lo ricordavo piuttosto in penombra, gli scaffali sembravano più diradati e meno affollati di prodotti, la frutta stava dove doveva essere la cassa, ma soprattutto avevo addosso almeno sei paia di occhi indiani che aspettavano solo che entrassi ufficialmente nel negozio per salutarmi e sorridermi come possibile cliente. E invece sono rimasta lì per qualche secondo, ho fatto finta di aver dimenticato qualcosa ed ho fatto marcia indietro mentre l'abbozzo di sorriso di benvenuto si smorzava sui visi dei commessi.
Poi abbiamo trovato il vero supermercatino favoloso, ma solo dopo esserci fermati ad un chioschetto lungo la strada a comprare manghi, banane e ananas.

Tre. Giovedì mattina ho cercato di trovare una scuola a Sveva. Figurati, le scuole internazionali accettano sempre, sono private! Come no? Quando ho chiesto se la lista d'attesa di nove bambini era fluida, nel senso che, come in Italia, le mamme iscrivono il figlio in cinque scuole diverse per poter scegliere, quindi alla fine essere decimo in lista d'attesa equivale ad avere il posto, mi sono sentita rispondere, con un sospiro che sottintendeva qui non siamo in Italia, un no gentile ma secco. E questa era la seconda scuola nella mia lista. La prima mi ha confermato la lista d'attesa, ma più flessibile non perchè sia una scuola italiana (figuriamoci, è quella tedesca!), ma perchè apriranno un nuovo padiglione a settembre. Ad ogni modo è tutto da confermare, quindi per non rimanere proprio a piedi mi sono fatta una lista di altre scuole. A dire la verità la lista c'è, ma contavo tanto di potermi rilassare con la seconda scuola, invece no, panico! A quel punto ho dimenticato tutte le analisi delle scuole che avevo fatto in Italia (questa è troppo religiosa, questa è troppo americana...) ed ho cominciato a telefonare a tappeto pregando in giapponese che prendessero Sveva a settembre. La buona notizia è che se ci dà buca la scuola tedesca, possiamo sempre mandare Sveva in una scuola super religiosa e americana che ha un sacco di posto. La cattiva notizia ancora non la so, ma solo perché non ho approfondito sul perché abbiano così tanto posto....

E veniamo alla giornata di oggi, con uscita (dalle 9.30 alle 16.00...direi che questa si può chiamare quasi spedizione) di ricognizione per capire dove comprare tutte quelle cose che ci serviranno nella casa nuova quando ancora non avremo la nostra roba e che dopo diventeranno doppie.
Ho trovato la mia mall preferita (peccato che sia dall'altra parte della città rispetto a dove vivremo...): la Junction.
Magari sarà perché è relativamente nuova (il Sarit center in confronto sembra roba dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) o forse perché i negozi che ho visitato hanno un'aria ordinata e pulita, ma mi sono innamorata ed ho trovato praticamente tutto quello che ci serve. Trovato ma non comprato perché ancora non ci capisco molto con il cambio e voglio capire bene....e forse perché voglio avere una scusa per tornarci! Ho trovato una commessa carinissima che mi ha accompagnato per tutto il negozio spiegandomi la differenza tra un letto King size ed un 3/4 (in pollici all'inizio, poi quando ha visto che tra prezzi in scellini e lunghezze in pollici stavo diventando scema, mi è venuta in soccorso), arrampicandosi sugli scaffali per prendermi la forchettina da dolce della linea con le punte giuste per Filippo e aprendomi tutte le scatole di set di pentole per farmi controllare lo spessore del fondo. Tutto questo non con la promessa che avrei messo la lista nozze nel loro negozio!!
E poi, dopo questo giro estenuante stile il prezzo è giusto, ho fatto un salto da Zucchini, la catena di negozi di frutta e verdura, dove ho trovato cose che avevo solo studiato sui libri all'università e sono rimasta scioccata per aver speso così poco ed aver riempito il frigo di verdure.

Tutto questo solo fino a mezzogiorno!!
Infatti poi sono passata alla ricognizione dello Yaya Centre, dove per poco non potevamo abitare temporaneamente. Lì ho iniziato subito male perdendomi e passando quattro volte davanti alla banca del piano terra, presidiata da due militari con mitra in vista che alla quarta volta devono aver pensato che potevo non essere la svampita che si perde, ma una rapinatrice esperta che fa finta di essere svampita per rapinare meglio. Visti gli sguardi minacciosi ho pensato che era meglio salire al primo piano. Ed ho salito le scale con tutti che mi venivano incontro e si spostavano fino a che non ho capito che ero dal lato sbagliato....come in strada con la macchina insomma!
Dopo aver vagliato tutti i negozi dello Yaya ho fatto anche una puntatina al supermercato del piano terra (senza passare di fronte alla banca!) e mi sono ripersa tra gli scaffali. Quello dove ho perso più tempo in assoluto è stato quello delle spezie; e io che credevo di avere tante spezie strane a casa! L'unica persona che avrei voluto accanto a me in quel momento era la Giu che sono sicura le conosce tutte davvero....
Comunque sono riuscita a comprare altre patatine (di arrowroot....provate voi a vedere su wikipedia che cos'è!), succhi, schifezze varie, ma questa volta con la coscienza pulita perché nel bagagliaio della macchina mi aspettavano le verdurine di Zucchini.
Ce la farò a tornare ad una dieta sana ed equilibrata, lo so!

E a proposito di dieta, in tutto questo girare ovviamente i bimbi sono rimasti a casa (altro giorno con due tate, quindi ero in una botte de fero) e sapete cosa hanno mangiato? Ugali. Hanno rifiutato il riso ed hanno chiesto di mangiare ugali.... probabilmente perché si mangia con le mani, conoscendoli!

martedì 5 luglio 2011

Jungle food

Ci si abitua immediatamente alle tate (tuu nannis is megli che uan!). Ieri abbiamo fatto la prova con Leni ed era fantastico averne una a bimbo...riuscite ad immaginarlo?? Questa settimana Leni tornerà altre due volte e giuro che questa volta la smetto di preoccuparmi e mi metto davvero a farmi i fatti miei. Devo essere sembrata la solita mamma pallida apprensiva; le ho chiesto almeno cinque volte se sapeva cosa fare in caso di emergenza (e io cosa faccio in caso di emergenza? Chiamo il pediatra o la Giuliana). Alla fine mi ha sorriso, con quel sorriso calmo e sereno degli africani, e mi ha risposto Ho una figlia anch'io.
Ecco, zitta e buona mamma pallida!

Comunque, nonostante l'apprensione sono uscita da sola (cioé con Steven, l'autista) per cercare cibo per le nannies (farina di mais per fare l'ugali, una specie di polenta ma molto più bianca della nostra, e skuma, le verdurine che l'accompagnano). Testona come sono volevo fare come gli africani che vanno al primo chioschetto lungo la strada e comprano le cose lì. Quando gliel'ho detto, Steven mi ha guardata con un misto di pietà e rassegnazione, poi mi ha docilmente accompagnato dove indicavo (cioè più o meno un gira qua, gira là a casaccio), lasciandomi chiedere informazioni, come se potessi davvero capire le indicazioni stradali degli omini dei chioschetti, per poi intervenire in mio soccorso e farsi spiegare le cose in Swahili (e a quel punto potevano anche raccontarsi le barzellette senza ridere che per me sarebbe stata la stessa cosa...). Risultato del giro: niente di niente dai chioschetti e siamo finiti ad un supermercatino favoloso su Peponi road che niente ha da invidiare ai grossi supermercati delle malls, dove ho trovato pane fresco e non tagliato e insacchettato, manghi meravigliosi, un avocado che non avrei mai detto tale (diciamo grande almeno il doppio di quelli che si vedono da noi), ma niente skuma.

La sera Felix mi ha fatto vedere quali mobili la Commissione sta acquistando per noi e devo dire che ho sentito il rumore dei pezzettini del mio bel sogno di arredare la casa in stile mooolto africano che cadevano sul pavimento. Non è che sia molta scelta comunque dai fornitori ufficiali e nemmeno posso chiedere di andare in giro a cercare le cose che piacciono a me, anche perché sono mobili che rimarranno nella casa e per fortuna il castello è abbastanza grande per farli sparire....

A cena finalmente Filippo ha ricominciato a mangiare. Nel senso che ha ricominciato a mangiare le solite quantità di cibo, figuriamoci se smetteva di mangiare veramente! La cosa che l'ha finalmente convinto che la pappa qui è buona quanto a casa è stata.....il porridge! Si vede che è stato svezzato parzialmente in Inghilterra...probabilmente ne rimarrà segnato a vita e si alzerà di notte per spalmarsi una bella fetta di pane e marmite.

Stamattina invece abbiamo abbandonato il mangione con Jane e io e Sveva siamo andate a fare shopping al Westgate Mall. Oddio proprio una seduta di shopping compulsivo non è stata; era più una ricognizione per capire dove trovare e quanto potevano costare le cose doppie che dovremo comprare quando andremo a stare nel castello (fine luglio) ed il container non sarà ancora arrivato (al più presto arriva a Mombasa il 12 agosto e poi ci vogliono altre due settimane di sdoganamento, poi ci sarà la pioggia, poi lo sciopero dei trasportatori, poi l'invasione delle locuste ed infine il traffico nell'ora di punta). E' così stupido sapere di aver spedito mezza casa e dover ricomprarne altra mezza! Ma tanto il castello è grande e la roba sparirà in qualche anfratto.
Ad ogni modo un po' di shopping l'abbiamo fatto davvero...scarpe nuove per la Sveva: finalmente le crocs (ma vi pare che devo andare in Kenya per comprare a mia figlia il suo primo paio di crocs??).
Oltre alla crocs abbiamo comprato anche un sacco di schifezze da mangiare, quelle cose che si mangiano in vacanza, tipo patatine, noccioline, anacardi (sto diventando un anacardio), piselli arrosto con chili, matoke (banane) fritte e salate che la Sveva divora (lei invece diveterà un matoke), succhi di frutta (mica quelli normali che compravo al conad, tipo pesca, pera...no, qui compriamo mango a gogò, lichi, frutto della passione, papaya e solo occasionalmente ananas). Insomma ci stiamo nutrendo di qualcosa a metà tra junk e jungle food, ma prima o poi tornerò a propinare alla mia famiglia solo cose sane e salutari, anzi, ho tutta l'intenzione di fare (fare) l'orto nel giardino del castello.
Nota finale sul junk food, stasera con Felix ci siamo fatti fuori una gelatina di lime, senza aromi aggiunti però...

Ah, Sveva ha fatto amicizia, ma non ha ancora chiaro se il suo nuovo amico si chiami Ryan o Christian....comunque l'importante è che faccia amicizia ed è davvero divertente sentirli giocare, una che parla come una radio in italiano (ma non capisciiii??) e l'altro che sorride rassegnato e risponde in inglese. Il risultato è che i bimbi sono sempre fuori al parco giochi e non è davvero male questo (a parte per i pantaloni che tuti i giorni tornano rossi di terra africana a casa...).

Bene, adesso Felix sta riempiendo tutti i moduli per aprirci un conto presso la Commercial Bank of Africa...suona importante no? Poi vi scrivo il numero di IBAN o quello che usano in Africa e potete fare donazioni se volete....

Ultimissima cosa per oggi: potrò dormire tranquilla stanotte e non rigirarmi nel letto pensando a che faccia ha lo skuma.
Oggi al supermercato del Westgate ho adocchiato della roba verde che aveva tutta l'aria di chiamarsi skuma, l'ho presa sicura e mi sono avvicinata soddisfatta al tipo che pesa le verdure chiedendo è questo lo skuma?, lui mi ha guardata con la solita aria compassionevole per la tipa pallida che da i numeri rispondendomi no, sono spinaci!
Allora ho capito che lo skuma era l'altra roba verde accanto, quella che sembravano erbette. Poi a casa Jane se l'è cucinato per sé e me ne ha dato un po' e mi si è aperto un mondo: mi piace un sacco!!
Quindi stanotte potrò dormire sonni tranquilli sapendo che faccia e che sapore ha lo skuma.
Buonanotte......